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Christo e Jeanne-Claude: i maestri della Land Art


“Christo ha vissuto la sua vita al massimo, non solo sognando ciò che sembrava impossibile, ma facendolo diventare realtà. L’opera di Christo e Jeanne-Claude ha riunito le persone attraverso esperienze condivise in tutto il mondo, e il loro lavoro vive nei nostri cuori e ricordi. Christo e Jeanne-Claude hanno sempre chiarito che le loro opere in corso di realizzazione proseguiranno dopo la loro morte. Rispettando i desideri di Christo, ‘L’Arc de Triomphe, Wrapped’ a Parigi, Francia, è ancora in pista per settembre” | (parole dell’ufficio referente di Christo)

 


Una storia d’amore e un sodalizio artistico che dura anche dopo la loro morte. Un duo artistico formato da marito e moglie, due anime inseparabili e due esponenti di quella forma nascente d’arte che ora viene riconosciuta come Land Art.

Christo, all’anagrafe Christo Vladimirov Javacheff, e Jeanne-Claude Denat de Guillebon sono nati nello stesso anno, il 1935, ma in due continenti diversi: lui in Bulgaria e lei a Casablanca. Passò qualche anno prima del loro primo incontro a Parigi volto a suggellare il duo artistico: il 1958 Jeanne-Claude commissionerà un ritratto della madre a Christo. Dopo quella data i due si ritroveranno nel 1960 decidendo di non separarsi più, dando vita alla firma che il mondo intero riconosce come Christo e Jeanne-Claude.

Iniziarono a collaborare nei primi anni ‘60, quando il mondo dell’arte stava esplodendo e le gallerie iniziavano ad affermarsi con prepotenza nel panorama artistico internazionale. I due coniugi tentarono una mossa opposta: si estraniarono completamente da quel mondo diventando gli unici proprietari delle loro creazioni, rifiutando di fatto l’appoggio di investitori e magnati dell’arte. Un taglio netto che non fece altro che accrescere in maniera estremamente proficua la loro arte, suggellandola come esempio perfetto della Land Art.



La prima collaborazione iniziò nel 1961 a Colonia e poi a Parigi. Molto conosciuta è l’opera Rideau de Fer, un muro di barili d’olio che bloccavano Rue Visconti, una forma di protesta contro il muro di Berlino. I ruoli all’interno della coppia erano ben definiti: Christo si occupava della parte più artistica, legata alla creazione e alla progettazione dell’installazione, mentre Jeanne-Claude si occupava di raccogliere i fondi e gestire la parte più burocratica della faccenda. Questa divisione abbastanza netta fece nascere delle critiche negative nei confronti dei due coniugi: molti critici accusavano Christo di non saper fare nulla senza la sua compagna. Nessuno inizialmente si accorse però dell’impatto estremamente forte che lui portava con sé: il desiderio di dare vita nuova a oggetti e paesaggi che ormai erano diventati monotoni e conosciuti.

 

“I nostri progetti attraggono le persone che vogliono vederli per poter dire “l’ho visto”, e se non lo vedi non avrai altra occasione. Domani potrebbe non esserci più, esattamente come le nostre vite”. 

 

Nel 1964 si trasferirono negli Stati Uniti e progettarono altre installazioni a grandezza sempre più audace. Col crescere del nome iniziarono ad aumentare anche i profitti legati alla vendita di disegni preparatori, collage e modellini, introiti fondamentali per la creazione delle loro opere sempre più monumentali. Altra difficoltà era quella di raggiungere e ottenere tutti i permessi necessari per la creazione di queste installazioni e le conseguenti critiche relative all’utilizzo di materiali poco ecologici e rispettosi dell’ambiente. Da qui si spiega anche il motivo delle tempistiche estremamente lunghe che intercorrevano tra la progettazione su carta dell’installazione e la sua realizzazione sul luogo prescelto.

Una delle opere più difficili da realizzare in questo senso fu il Wrapped Reichstag (1971-95), l’impacchettamento del parlamento tedesco con oltre 100.000 mila metri quadri di fibra tessile e quasi 16 km di corda. Una presa di posizione ben precisa, che voleva far ragionare sulle relazioni che si stavano creando tra le due Germanie al tempo della Guerra Fredda e della conseguente costruzione del muro di Berlino. Una netta contrapposizione temporale anche con la durata dell’intera installazione, visibile dal 24 giugno all’8 luglio:

 

“Quello che vogliamo affermare nel nostro lavoro, attraverso l’epidermide del drappeggio, è una qualità d’amore e tenerezza nei confronti del transitorio e dell’effimero, che sono le leggi della vita”

 

Nel 1972-76 idearono Running Fence, una recinzione continua di 40 km lungo tutta la campagna californiana formata da una serie di ampi teloni di nylon bianco appesi a un cavo d’acciaio sorretto da montanti metallici. La forma che si viene a creare se vista dall’alto è quella di un serpente sinuoso, che crea una perfetta contrapposizione tra la verticalità della recinzione e l’orizzontalità del paesaggio, e in seconda battuta un contrasto tra la naturalezza del paesaggio e l’artificialità dei materiali utilizzati.



Nel 2009 Jeanne-Claude venne a mancare per una grave complicazione, ma come lei stessa aveva sempre detto la loro arte sarebbe continuata anche dopo la morte di una delle sue colonne portanti. E così fece Christo, dando piena voce ai progetti ideati insieme alla moglie.

Esempio estremo di questa grande devozione verso la moglie è l’ultimo progetto organizzato da Christo stesso: The floating piers (18 giugno – 3 luglio 2016), una passerella giallo ocra sul lago d’Iseo, col preciso scopo di unire le isole di Sulzano e Monte Isola, includendo l’isoletta di San Paolo. Il progetto era stato ideato già nel 1970 ma per questioni legate alla mancanza di autorizzazioni da parte dei comuni e delle istituzioni interessate non era mai stato realizzato.



I progetti nascono dal desiderio di vivere il momento e il luogo prescelto in maniera personale e privata, ognuno si deve immedesimare nell’opera d’arte e trarre le proprie personali opinioni.


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