Paula Rego | Il delicato tema dell’aborto in una mostra alla TATE Gallery di Londra


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“Ogni quadro richiede coraggio. Tutti gli artisti sono coraggiosi” – Paula Rego


Siamo nel 2021 e l’aborto è ancora un tabù in molti paesi, specialmente in quelli in cui è considerato una pratica illegale. Ma non solo: in alcuni paesi (Texas, Stati Uniti) si sta tornando indietro di decenni per quanto riguarda la legalità della pratica.

Ancora oggi gli uomini cercano di controllare i corpi delle donne. Nel 2020 sono nate parecchie iniziative per contrastare questa nuova posizione, come ad esempio la mostra ABORTION IS NORMAL esibita in due gallerie a New York, con la partecipazione di oltre 50 artiste. Lo scopo dell’esibizione era di aumentare la consapevolezza e di incentivare i finanziamenti a sostegno di un aborto accessibile, sicuro e legale.

Una delle prime artiste a trattare il tema dell’aborto nei suoi dipinti è stata Paula Rego. Le immagini, crude ma reali, sono scioccanti non solo per la tematica ma per il fatto che si tratta di dipinti rari (ad oggi sono ancora pochi gli artisti che affrontano esplicitamente il tema dell’aborto).


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Paula Rego

Paula Rego è nata a Lisbona nel 1935 e ha vissuto la sua infanzia tra Ericeira e Estoril. In questi anni il paese si trovava sotto il regime dittatoriale di A. de Oliveira Salazar e proprio questo fatto la portò a cercare una libertà di espressione nell’arte. Da sempre femminista e realista, la sua arte è un’esplorazione coraggiosa delle sfide morali all’umanità – la tirannia politica, la discriminazione di genere, la mutilazione genitale femminile e le morti civili in guerra.

Una tra le sue serie di dipinti più nota è “Abortion Series”, creata nel 1998 dopo l’esito negativo del referendum sull’aborto in Portogallo. La serie, realizzata con pastelli, ritrae donne subito dopo un aborto (c.d. backstreet abortion) in un tempo e luogo in cui era considerato illegale. Donne giovani, donne povere, donne appartenenti alle minoranze etniche. Donne che non potevano accedere o permettersi di pagare per un aver un aborto e che quindi si trovavano di fronte ad un unica scelta. Sono donne ritratte a gambe aperte ma non sono più l’oggetto del dipinto, come nei tanti ritratti tradizionali di donne nude del passato, ma qui sono  il soggetto: provocano, sfidano l’osservatore a guardarle.


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© Paula Rego, 1998

Le immagini sono cruente ma reali. Nei volti delle donne si vede la loro sofferenza, la fragilità e il dolore ma anche la loro forza. Sono immagini violente ma allo stesso tempo eloquenti. Per scelta dell’artista non si vede sangue e non vengono evidenziate le conseguenze drastiche alle quali si può andare incontro dopo aver subito una pratica del genere.

Rego ha dipinto queste donne con compassione, spingendo lo spettatore a guardare e a provare empatia. Le ha dipinte perché voleva dar loro voce. Voleva, in qualche modo, portare l’attenzione su quest’ingiustizia, evidenziando “(…) la paura, il dolore e il pericolo degli aborti illegali, che è ciò a cui donne disperate hanno sempre fatto ricorso. É molto sbagliato criminalizzare la donna oltre a tutto il resto”.


© Paula Rego, 1998

La stessa artista si riferisce ai suoi pastelli come propaganda: servono ad affermare che l’aborto non può più esser ignorato. In questo senso l’arte (i suoi quadri) può esser uno strumento utile per rimuovere lo stigma, la vergogna, la segretezza che ancora avvolgono questa pratica. Bisogna aprire il sipario, fare vedere tutte le conseguenze di queste pratiche. Bisogna aprire al dialogo, perché in molte parti del mondo le donne non hanno altra scelta.

Le opere di questa serie sono state parte di una grande retrospettiva dell’artista alla TATE Gallery di Londra, visitabile fino al 24 ottobre 2021.


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