arco di trionfo christo

Christo e Jeanne-Claude | Una mostra e un’opera postuma per i due esponenti della Land Art


Quello che vogliamo affermare nel nostro lavoro, attraverso l’epidermide del drappeggio, è una qualità d’amore e tenerezza nei confronti del transitorio e dell’effimero, che sono le leggi della vita | Christo e Jeanne-Claude

 

A maggio 2020 Christo, il padre della Land Art, ha lasciato un grande vuoto nel mondo dell’arte. Con la sua morte sono rimasti in sospeso alcuni progetti di impacchettamento di alcuni grandi edifici, tra cui l’Arco di Trionfo di Parigi.

I progetti ideati da Christo e Jeanne-Claude avevano una durata lunga, data dalla difficoltà di reperire i permessi: potevano passare anche 10 anni prima della creazione effettiva dell’opera. È questo il caso di Wrapped Reichstag (1971-1995), la cui realizzazione portò all’utilizzo di 100.000 metri quadri di fibra tessile e quasi 16 km di corda per “sole” due settimane di durata. In altri casi le opere non videro la creazione dal vivo e rimasero solo nei bozzetti di Christo, in cui lui esprimeva tutto il suo estro e la sua creatività.

L’arco di trionfo invece avrà la fortuna di essere realizzato postumo rispetto ai due artisti: vedrà la luce il 18 settembre e sarà visibile fino al 3 ottobre 2021. Dopo ben 60 anni dalla prima idea dei due artisti Parigi si sveglierà con l’opera postuma di Christo e Jeanne-Claude, un arco di trionfo impacchettato con 25.000 metri quadri di polypropylene.



Nel 1962 Christo creò il primo fotomontaggio della struttura, iniziando così a studiare l’uso dei materiali, arrivando poi nel 1988 a creare un collage. Tutti questi studi furono fatti durante il periodo in cui Christo aveva affittato una piccola stanza vicino all’arco di Trionfo.

Il progetto rimase dormiente fino al 2017, anno in cui ripresero i lavori per la vendita dei bozzetti e dei materiali accessori per la creazione tridimensionale dell’installazione. Nel 2019 fu annunciata ufficialmente la realizzazione dell’installazione, dopo il consenso rilasciato dal Centre des monuments nationaux e dal Centre Pompidou.

La possibilità di poter dare vita a questo progetto è fondamentale perché entrambi gli artisti avevano il desiderio di continuare i loro lavori anche dopo la loro morte, come del resto fece Christo dopo la morte della sua amata Jeanne-Claude, nel 2009.



La creazione è gestita completamente dall’associazione di Christo, che ha deciso di aprire le porte anche al pubblico: è possibile partecipare come membro del team di monitoraggio e mediazione, inserendo la propria candidatura sul sito dei due artisti.

Il materiale utilizzato, un tessuto color blu e argento, è completamente riciclabile e rispetta l’ambiente, in piena contrapposizione con le critiche che sono state spesso mosse al duo di artisti: utilizzare materiali che inquinano. La scelta ha anche un secondo scopo: “sarà come un oggetto vivente che si animerà nel vento e rifletterà la luce. Le pieghe si muoveranno, la superficie del monumento diventerà sensuale. Le persone avranno voglia di toccare l’Arco di Trionfo”.

Il Covid costrinse l’associazione di Christo a rimandare la creazione dell’installazione, prevista inizialmente per la primavera 2020, a settembre 2021. La scelta di realizzarla nell’autunno di quest’anno ha anche un messaggio umanitario molto forte, diventa un segno di rinascita per l’intera Francia durante la pandemia mondiale che sta coprendo l’intero mondo in quest’ultimo anno e mezzo.



Il messaggio principale resta quello di voler compiere una censura visiva, nascondendo alla vista un monumento che spesso si dà per scontato perché sempre sotto gli occhi, ma che nel momento in cui viene nascosto diventa un oggetto importante e che si vuole assolutamente conoscere. Si crea un primo senso di vuoto che rafforza il senso dell’oggetto e ne enfatizza le forme e l’importanza. Lo scopo diventa quindi quello di voler esaltare la figura architettonica e  il suo ruolo nella storia.

A luglio è stata inaugurata anche “Christo et Jeanne-Claude. Paris!”, una mostra dedicata ai due artisti e al loro operato nella città francese dal 1958 al 1964 e alla nascita del progetto The pont neuf wrapped (1975-1985).


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