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Arte e Attivismo | Shirin Neshat e la condizione della donna in Iran


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Shirin Neshat nasce nel 1957 a Qazvin, nell’Iran nord-occidentale, capoluogo dell’omonima provincia. Conquista la fama internazionale grazie ai lavori filmici e alle serie fotografiche, attraverso i quali esplora le rappresentazioni identitarie del sesso femminile e di quello maschile nella complessa cultura iraniana, rivolgendo un’attenzione particolare alla donna e al ruolo che essa ricopre nella società islamica. Nel 1974, recatasi a New York per ragioni di studio, vi resta bloccata in esilio, a causa dell’avvento della rivoluzione islamica che le impedisce di tornare in patria fino al 1990. Al suo ritorno in Iran, l’artista constata di essere completamente cambiata: questa nuova presa di coscienza si riflette nella sua ricerca, che inizia gradualmente ad incentrarsi su tematiche molto delicate, come la condizione della donna nella realtà islamica odierna. Oggi Shirin vive tra New York e la sua città d’origine.


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Shirin Neshat, Guardians of Revolution (from the Women of Allah series), 1994, Ink on gelatin silver print | Fonte: Artsy.net

 

I suoi strumenti di ricerca privilegiati sono la macchina fotografica e il video. Parlare in due minuti di tutta la produzione di un’artista di fama internazionale come Shirin sarebbe impossibile. Mi concentrerò sul suo primo ciclo di lavori, intitolato Women of Allah: una serie di fotografie in bianco e nero che ritraggono figure intere di donne velate, primi piani di corpi femminili (con un’attenzione particolare a volto, mani e piedi), sulle quali l’artista scrive a penna versi di poetesse iraniane (come quelli di Forugh Farrokhzad, giovane scrittrice morta nel 1963 in un incidente stradale) che sfidano e mettono in discussione le qualità stereotipate delle donne musulmane. La fotografia simbolo di questa serie, Rebellious Silence, è divenuta la bandiera di una rivolta che le donne, non solo quelle islamiche, stanno tentando di mettere in atto in una società ancora così profondamente radicata in un maschilismo più o meno palesato.

La serie fotografica Women of Allah comprende un arco temporale di quattro anni, che va dal 1993 al 1997 ed è il frutto di uno dei primi viaggi intrapresi da Shirin in Iran, dopo la permanenza forzata in America, a seguito dello scoppio della rivoluzione islamica nel 1978. La guerra trasforma la monarchia del paese in una repubblica islamica sciita, la cui costituzione si ispira alla Shariʿah. Prima del nuovo regime, l’Iran era governato da un dittatore, lo Scià Mohammad Reza Pahlavi, che dalla presa del potere nel 1941 regnò come sovrano indiscusso fino al 1979. La sua dittatura è passata alla storia per la cruenta repressione della libertà politica e religiosa e per la modernizzazione del Paese secondo i modelli culturali occidentali.

L’Iran del dopoguerra era un alleato di Gran Bretagna e Stati Uniti, ed era anche marcatamente progressista per ciò che riguarda i diritti delle donne. Tuttavia, il regime negli anni successivi divenne sempre più limitativo, tanto che alla fine i rivoluzionari si sollevarono per abolire la monarchia a favore di un governo religioso conservatore, capeggiato dall’Ayatollah Khomeini. Questa rivoluzione è stata causa di profondi stravolgimenti politici e sociali nella società iraniana, che non possono non riflettersi nelle opere di Shirin, artista così legata alla sua terra d’origine.


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Shirin Neshat, Rebellious Silence (Women of Allah series), 1994, BW-RC print ink photo by Cynthia Preston | ©Shirin Neshat courtesy Barbara Gladstone Gallery New York and Brussel | Fonte: Khan Academy

 

I lavori della serie Women of Allah sono realizzati durante la permanenza in America di Shirin, nonostante si concentrino in maniera inconfondibile sul suo paese natale, a cui è innegabilmente rimasta legata. La sua opera è stata oggetto di numerose personali e di importanti rassegne (tra cui la Biennale di Venezia); le fotografie di Women of Allah sono state esposte in una grande raccolta retrospettiva alla Neue Galerie Graz, in Austria, nel 2018, dando prova di quanto riescano ad essere ancora oggi attuali, nonostante siano state scattate quasi trent’anni fa. Dal 2005, Shirin Neshat è una degli artisti della collezione della Gladstone Gallery di New York, dove è attualmente esposta la sua ultima installazione, Land of dreams.

Le donne di Women of Allah sono il simbolo di una lotta silenziosa, fatta di fucili e di sguardi che colpiscono più di una pallottola, contro gli stereotipi femminili di cui è intrisa la società odierna, attraverso immagini intense e provocatorie. Dopo l’avvento del regime incentrato sulla religione, che ha imposto alle donne musulmane di coprirsi quasi interamente per evitare di attirare su di esse lo sguardo  maschile, gli strumenti di comunicazione più potenti diventano ciò che di poco rimane scoperto: il volto, le mani e i piedi. Proprio attraverso di essi, allora, la donna iraniana di Shirin si riappropria dell’identità, utilizzandoli come strumenti  per diventare, da oggetto del desiderio maschile, soggetto di sé stessa. I temi affrontati dall’artista, nonostante la serie sia una delle meno recenti, sono più che mai attuali, non solo nella società iraniana (dichiaratamente conservatrice) ma anche in altre società che si vantano di essere estremamente progressiste e paritarie.


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Shirin Neshat, Allegiance with Wakefulness (Women of Allah series), 1994, B&W RC print & ink. Courtesy of the Artist and Barbara Gladstone Gallery, New York and Brussels | Fonte: Kooness.com

Consulta le fonti utilizzate per redigere l’articolo:

Gladstone Gallery | Enciclopedia Treccani | Khan Academy

Ph. Credits | Shirin Neshat

Le fotografie incluse nell’articolo e nel video hanno il solo scopo di accompagnare la narrazione e sono state utilizzate nei limiti concessi dal diritto di cronaca. Per qualsiasi segnalazione scrivi a info@zirartmag.com


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