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Letture consigliate | On Photography: Susan Sontag e la fotografia

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“Il più logico degli esteti del diciannovesimo secolo, Mallarmé, diceva che nel mondo tutto esiste per finire in libro. Oggi tutto esiste per finire in una fotografia” | Susan Sontag

On Photography è una raccolta di saggi scritti da Susan Sontag, scrittrice, regista, insegnante e attivista politica americana. In questa raccolta Sontag esprime le sue opinioni sul ruolo che la fotografia ha nella storia e al giorno d’oggi, esaminando i lavori di vari fotografi famosi come Walker EvansAlfred SteiglitzDiane ArbusHenri Cartier Bresson e altri.

on photography
On Photography

È uno sguardo profondo all’essenza stessa della fotografia, una lettura consigliata per fotografi o appassionati anche se, a differenza di molti libri sullo stesso argomento, non ha alcuna immagine al suo interno. Esaminando il lavoro di artisti famosi Sontag esplora il rapporto della fotografia con l’arte, la coscienza, la conoscenza e la politica.

Uno dei punti che Sontag analizza è il fatto che la proliferazione di immagini fotografiche stabilisce nelle persone una “relazione voyeristica cronica” con il mondo che le circonda. Sebbene pubblicato nel 1977 è riuscito a prevedere il rapporto della nuova generazione dipendente dai social media, dominata dall’immagine e dalle sue ansie moderne.

…il bisogno di avere la conferma della realtà e l’esperienza migliorata dalle fotografie è un consumismo estetico di cui tutti sono ormai dipendenti.(…) La fotografia non è praticata dalla maggior parte delle persone come arte. È principalmente un rito sociale, una difesa contro l’ansia e uno strumento di potere. (…) Ma essenzialmente la macchina fotografica rende ognuno un turista nella realtà degli altri e alla fine anche nella propria” | Susan Sontag

Sontag nota come ci sia una distinzione tra il vivere un evento e il documentare l’evento stesso – cosa resa molto evidente oggi dall’utilizzo degli smartphone. Sostiene che il mezzo della fotografia favorisce un atteggiamento di anti-intervento: l’individuo che cerca di registrare, di cogliere l’attimo non può intervenire e chi interviene non può fedelmente registrare poiché le due cose sono in contrasto tra di loro.

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Susan Sontag, 1979, ©Lynn Gilbert

Susan Sontag ha la capacità di analizzare sia argomenti attesi – come la fotografia, i suoi contenuti e i suoi temi – sia l’educazione storica della stessa nelle società industriali. Così la fotografia diventa sia una forma d’arte sia un artefatto culturale; è documentazione tecnologica oltre che apparato morale: con ogni fotografia il nostro repertorio mentale di ciò che è accettabile o deplorevole si estende.

 

La macchina fotografica è una sorta di passaporto che annulla i confini morali e le inibizioni sociali, liberando chi fotografa da ogni responsabilità verso le persone fotografate” | Susan Sontag

 

Per Sontag, l’atto di scattare una foto altera qualcosa e ne documenta la fine: «Scattare una fotografia significa partecipare alla mortalità, vulnerabilità, mutabilità di un’altra persona. Ritagliando questo momento e congelandolo, tutte le fotografie testimoniano lo scioglimento incessante del tempo. (…) Fotografare le persone significa violarle e vederle come loro stesse non si vedranno mai, avendo delle conoscenze di loro che loro non avranno mai e trasformarle in oggetti che possono esser posseduti simbolicamente».

Il libro è un misto di osservazioni personali e una ricchezza di riferimenti letterali, di cultura pop e cinematografica, con nomi come Antonioni, Hitchcock, Whitman, Nabokov, Balzac e molti altri citati. È una lettura interessante e consigliata a chiunque sia interessato ad approfondire tematiche sulla fotografia.

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