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Expo 2020 | Un gemello tecnologico del David vola a Dubai


Il padiglione italiano dell’Expo Dubai 2020 ospiterà una copia a grandezza naturale della celebre statua fiorentina.


Il 2020 è stato un anno di rinunce e rinvii nel mondo dell’arte: ne è un esempio anche l’Expo di Dubai che, nonostante abbia mantenuto il 2020 per questioni di marketing, è stata costretta a rimandare di un anno il suo programma (le nuove date: 1 ottobre 2021- 31 marzo 2022).

Il curatore artistico Davide Rampello ha ideato un progetto grandioso, testimonianza della maestria artigianale italiana e delle innovazioni in campo tecno-artistico. Il progetto prevede la creazione di una struttura ottagonale, simbolo di fortuna e felicità, con alle pareti i mosaici della cappella palatina e al centro la punta di diamante di tutta l’arte italiana: il bellissimo marmo di Michelangelo. Un David a grandezza naturale occuperà il centro dell’intero padiglione, 5 metri di pura bellezza e perfezione, sinonimo da sempre della maestria del Rinascimento.

 

 

Il bellissimo David diventa il punto focale di tutto il padiglione, uno splendido esempio di vittoria del bene contro il male (ricordando il mito a cui questa figura è legata): un’operazione di speranza, rinascita e forza che la statua emana da ogni curva e dettaglio. Si tratta anche della prima copia riconosciuta del David, anche se in giro per il mondo ci sono quasi 32 statue in diverse città: nel 1997 fu creata una prima scansione organizzata dalle università di Stanford e Washington e nel 2017 un’altra copia per il film Alien: covenant di Ridley Scott, ottenuto attraverso una tridimensionalizzazione della statua con uno scanner e un treppiedi spostato in varie angolazioni, poi stampata coprendo una struttura in ferro.

 

 

«Questo particolare momento della riproduzione del David di Michelangelo che riguarda la sua digitalizzazione, è un momento di grande importanza», dichiara Cecilie Hollberg, Direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze. «Ci permette di acquisire nuove informazioni sulla scultura michelangiolesca, aggiornando i dati rilevati circa vent’anni fa. Si tratta di un passaggio fondamentale sia per ulteriori studi futuri che per la ricerca, sia per simulazioni di vario tipo che per la conservazione, consentendoci così di essere al passo con i tempi. Dati che saranno archiviati e conservati dalla Galleria, nell’ottica anche della tutela dell’immagine del David. Questo processo è frutto dell’ottima collaborazione con l’Università di Firenze, nata da tempo, e che ci vedrà assieme per altri progetti. Il David originale rimarrà qui, in questo museo, ma siamo felici di poter mandare a Dubai il suo ‘gemello’ come messaggero di bellezza e simbolo dell’Italia».

Il progetto si compone di quattro diverse tappe. La prima è forse quella più complicata e prevede la raccolta dei dati ed è stata curata dal dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Firenze (DICeA) in collaborazione con i tecnici di Hexagon Italia, divisione della multinazionale tedesca. Le misure utili alla creazione della statua in 3D sono state raccolte tramite il lavoro in sinergia di due strumenti: Leica Absolute Tracker e Leica Absolute Scanner. Le due macchine sono in grado di rilevare fino a 156.000 punti al secondo con una precisione ci pochi centesimi di millimetro, grazie a un fascio di laser che determinano la posizione dei vari punti della statua. A questi strumenti si aggiunge anche l’Aicon StereoScan Neo, composto da un proiettore e due telecamere ad alta risoluzione che, tramite un incrocio di superfici piane ed angolari, crea il pattern utile a formare il modello tridimensionale metricamente accurato.

 

 

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La seconda fase prevede una riproduzione fisica della statua con la più grande stampante 3D, ideata in Italia. La terza fase prevede la finitura delle superfici da parte di un team di restauratori dopo la stampa di tutte le parti. La quarta fase termina col trasporto negli Emirati Arabi. L’intero progetto è coordinato dalla professoressa Grazia Tucci, docente al dipartimento di ingegneria dell’Università di Firenze, che si occupa da 20 anni della digitalizzazione dei beni culturali.

Il progetto desidera rilanciare la bellezza dell’Italia e di tutte le sue città d’arte da un lato e dall’altro desidera dimostrare la bravura delle maestrie italiane nell’ambito tecnologico e artistico. Diventa quindi una celebrazione del genio collettivo coinvolto in tutto il progetto.

Sarà creato anche un video dedicato alla riproduzione del progetto per mostrare le varie competenze multidisciplinari coinvolte. In secondo piano il progetto permette anche la creazione di un archivio dati digitale che consentirà anche uno studio sul lungo termine dello stato di conservazione della statua e del modo migliore per restaurarla.


Per maggiori informazioni visita il sito dedicato al Padiglione Italia di Expo Dubai 2020.

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