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L’inconscio come spazio sospeso | Intervista a Silvia Idili

I corpi e i volti dipinti da Silvia Idili appaiono come sospesi in un tempo immobile; emergono dal buio dell’inconscio, dall’oblio delle incertezze e delle inquietudini che sovente attanagliano l’animo umano. Sono uomini e donne i cui sguardi vengono spesso celati, sommersi o scavati, in un continuo gioco di veli e geometrie solide in cui lo spettatore viene invitato ad andare oltre il visibile, oltre le apparenze, persino oltre la materia.

Silvia Idili porta con se l’amore e l’orgoglio per le tradizioni e la cultura di una terra circondata dal mare che, come afferma lei stessa, «non “isola” ma è simbolo di libertà e muove uno sguardo interiore per intraprendere un viaggio». Nata e cresciuta in Sardegna, i colori e i simboli di quest’isola millenaria popolano il suo immaginario e si riverberano nella pittura, dando vita a nuove forme e combinazioni di senso in cui classico e contemporaneo si intrecciano indissolubilmente.

L’artista, classe 1982, da anni vive e lavora a Milano. Si avvicina alla tecnica ad olio quasi per caso e da allora non ha mai smesso di utilizzarla. Le sue visioni oniriche prendono forma all’interno di paesaggi interiori complessi, fatti di campiture piatte e di pochi enigmatici elementi sui quali lo sguardo del fruitore è costretto a sostare. In quest’intervista approfondisce alcuni essenziali aspetti della sua poetica, ci racconta qual è stato il suo percorso e ci svela qualche novità rispetto a mostre ed eventi futuri.


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Silvia Idili, La terra si unì in armonia con il cielo, olio su tavola 80×60 cm, 2011, Collezione privata | Courtesy of the artist

 

Ciao Silvia, è un piacere poter scambiare due chiacchiere con te nel salotto di ZìrArtmag. In che modo ti sei avvicinata al mondo dell’arte e qual è stato il tuo percorso formativo?

Il piacere è tutto mio.

Sin da piccola trascorrevo gran parte del mio tempo a disegnare. Avevo una cartella piena di pennarelli e matite colorate, la portavo sempre con me, anche quando andavo in visita a casa dei nonni.

Crescendo questa passione è diventata una necessità, che sentivo di dover migliorare e approfondire. Quando è arrivato il momento di decidere l’indirizzo per la scuola superiore, non ho esitato a scegliere il liceo artistico. Sono stata spinta e motivata anche da mia madre che in qualche modo, forse, mi ha trasmesso la passione per la pittura.

Mi ricordo che a casa c’erano appesi dei quadri, raffiguravano delle nature morte. Erano dei dipinti che mia madre aveva realizzato quando era giovane ma non erano firmati con il suo vero nome a causa della sua timidezza. Terminato il liceo artistico, ho deciso di non proseguire gli studi accademici. Si è presentato di fronte a me un percorso di esperienze professionali, che in qualche modo mi hanno formato.

Ho lavorato in uno studio di architettura e successivamente, in diversi laboratori di scenografia e scenotecnica. In uno di questi laboratori ho avuto modo di conoscere una scenografa, che mi invitò a collaborare nel suo studio per la realizzazione di trompe l’oeil.

All’interno del suo atelier teneva dei corsi di disegno e di pittura ad olio. Rimasi subito colpita quando vidi i suoi allievi stendere e mescolare sulla tela quei colori così brillanti, che producevano per me un odore inebriante. Decisi allora di abbandonare i colori acrilici e mi cimentai nell’utilizzo di questa antica e immortale tecnica.


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Silvia Idili, Visionaria 74, 30×40 cm, olio su tavola, 2020 | Courtesy of the artist

 

Sei di casa a Milano ma le tue radici affondano nella meravigliosa Sardegna: quanto le tradizioni e i riti dell’isola hanno influenzato la tua poetica?

Mi ritengo fiera di essere sarda e credo che le mie origini inevitabilmente emergano nel mio modo di  pensare e dipingere. Le tinte dei tradizionali costumi sardi, gli amuleti e i decori degli antichi gioielli, carichi di significati simbolici, l’usanza di indossare le maschere durante l’esecuzione di antichi riti arcaici, sono tutti elementi che hanno contribuito a formulare un certo simbolismo nella mia pittura; così come la poetica di cercare di spingere lo sguardo oltre ciò che si vede con i propri occhi, è stata influenzata dal fatto di essere nata e cresciuta su questa terra circondata dal mare. Un mare che non “isola” ma è simbolo di libertà e muove uno sguardo interiore per intraprendere un viaggio. La Sardegna ha lasciato spazio alle mie fantasie consce e proiezioni inconsce che hanno evocato diversi elementi presenti nei miei dipinti come: la fuga, la solitudine, il rifugio, la seduzione e la ricerca di se stessi.

 

Ci sono artisti del passato (o del presente) da cui trai ispirazione?

Credo che osservare e ammirare la pittura metafisica di Giorgio De Chirico abbia dato degli spunti importanti per la mia ricerca pittorica; specie per il forte e significativo pensiero di questa corrente artistica che utilizzava elementi di pittura classica per distorcere la realtà, invitando lo spettatore a riflettere e a spingere il proprio sguardo oltre il visibile.

 

I corpi che dipingi appaiono come sospesi in un tempo immobile, mossi dai moti interiori dell’animo, protagonisti di visioni surreali: in che misura possiamo dire che queste siano immagini riflesse della psiche e dell’inconscio?

Perché immagino l’inconscio come uno spazio sospeso, indefinito e senza tempo.

Lo sfondo scuro e cupo, che circonda le figure protagoniste dei miei dipinti, è come un luogo dal quale far emergere le nostre visioni interiori, paure e incertezze.


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Silvia Idili, Trionfatrice, olio su tavola 80×60 cm, 2011, Collezione privata | Courtesy of the artist

 

Nei tuoi Visionari – ma anche in moltissimi altri casi – lo sguardo degli effigiati è celato da veli, occupato da solidi colorati; a volte le orbite oculari sono vuote, nere e profonde come gli abissi. L’occhio del quadro invita lo spettatore ad andare oltre il visibile?

Assolutamente sì. I teli (che hanno la funzione di coprire o proteggere qualcosa) simbolicamente occultano il proprio sguardo esteriore, per ricondurci a una visione interiore. Nello stesso modo i solidi davanti agli occhi hanno volutamente una forma geometrica poiché credo che la geometria sia la struttura morfogenetica che sta dietro alla realtà stessa. La geometria facilita la retrospettiva verso l’evoluzione dell’anima.

 

La tua pittura è popolata da elementi enigmatici e simboli ricorrenti. Per esempio, mi vengono in mente le bandierine colorate che ornano le strade nei giorni di festa: sono immagini e reminescenze dell’infanzia e del tuo passato o qualcosa di ancor più profondo, che trascende il ricordo?

Le bandierine fanno sicuramente parte delle mie reminiscenze dei giorni di festa e celebrazioni, che ho visto e vissuto. Ho scelto di inserirle simbolicamente nei miei dipinti, perché la loro posizione di sospensione, implica a divulgare nell’aria un certo messaggio. Sono anche l’emblema di identificazione delle persone verso un legame materiale e spirituale.


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Silvia Idili, Visionaria 14, olio su tavola 20×20 cm, 2013, Collezione privata | Courtesy of the artist

 

Progetti futuri (mostre, collaborazioni, ecc.)?

Il mio progetto fondamentale per il futuro è sempre quello di continuare a dipingere e di non deludere tutte quelle persone che durante il mio percorso mi hanno incoraggiato, sostenuto e dimostrato la loro più sincera stima, necessaria per poter proseguire il mio percorso.

Nel frattempo sono stata contattata dalla Dorothy Circus Gallery, per partecipare nel 2021 a un progetto espositivo istituzionale, co-curato dal direttore di Exibart. La collettiva prevede la partecipazione di artisti nazionali e internazionali, della scena del nuovo figurativo.

È inoltre prevista nel calendario una mostra bipersonale, con un artista asiatico per il Maggio 2022.


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Silvia Idili, Visionaria 71, 40×26 cm olio su tavola, 2020, Collezione privata | Courtesy of the artist

Per ulteriori informazioni visita il sito dell’artista, attiva anche su Instagram come @silvia_idili.

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