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Musei | Una passeggiata tra le sale del Van Gogh Museum di Amsterdam

L’arte sta rientrando nelle nostre vite in punta di piedi, le visite all’interno dei musei stanno riprendendo ma la tecnologia è diventata una parte fondamentale durante questa quarantena. Oggi vi portiamo nella casa di uno dei più grandi post-impressionisti dell’arte moderna: il Van Gogh Museum di Amsterdam, che conserva una delle più importanti collezioni del pittore olandese.

Il Van Gogh Museum di Amsterdam ha visto la luce il 3 giugno 1973, grazie al progetto di Gerrit Rietveld, e nel 1999 fu ampliato da Kishō Kurokawa, che ne ha costruito una nuova ala. Oggi il museo accoglie una vasta collezione composta da 200 dipinti, 500 disegni e oltre 750 lettere autografe di Van Gogh. I tre piani raccolgono tutta la vita dell’artista seguendo i suoi studi artistici e le sue ricerche, gli spostamenti fino a Parigi e poi ad Arles, per terminare con il periodo a Saint-Rémy, il tutto accompagnato dalle lettere di Vincent e dai suoi disegni preparatori. Il percorso che vi si prospetta davanti agli occhi è coinvolgente e travolgente, siete pronti a iniziarlo?


 

PIANO TERRA

Van Gogh ci accoglie subito con alcuni suoi autoritratti, così da farci capire con chi avremo a che fare da qui in poi: un artista interessato allo studio del colore e dell’uso del pennello per esprimere tutto il vortice di emozioni che ha dentro di sé. Un solo quadro però ci presenta il vero Vincent: il suo autoritratto come pittore, perché solo dietro un cavalletto lui si sente un po’ vivo.

Van Gogh ha cercato di capire la sua strada fin dall’inizio, tentando prima di diventare pastore come il padre e poi mercante d’arte, fallendo in entrambe le strade. Presto il suo interesse si sposterà verso la pittura, come ha raccontato in una lettera del 1883: “Voglio lasciare di me un qualche ricordo sotto forma di disegni o di dipinti, non eseguiti per soddisfare un certo gusto in materia d’arte ma per esprimere un sincero sentimento umano”.

 

 

PRIMO PIANO

I dipinti del primo periodo sono popolati da contadini e tessitori, lavoratori umili e veri, perfetti per esprimere la potenzialità espressiva che Van Gogh cerca all’interno delle sue opere. La vita dei contadini è la migliore perché lavorano a contatto con la natura e diventa il mezzo perfetto per dare voce a quella sincerità di sentimenti che Vincent vuole esprimere attraverso i suoi quadri. Van Gogh inizierà a cercare la sua vera vocazione prendendo lezioni di pittura all’Aja e spostandosi poi nel Drente e a Nuenen, dipingendo non solo i contadini ma anche i paesaggi che lo circondano.

Sono di questi anni celebri quadri come Il vicariato di Nuenen (1885) e I mangiatori di patate (1885), che descritto con le sue parole suona così: “Per tutto l’inverno ho avuto tra le  mani i fili di questo ordito e ne ho fissato definitivamente il modello, e sebbene si presenti adesso un tessuto di aspetto ruvido e rozzo, i suoi fili sono stati nondimeno scelti con cura e secondo determinate regole. Può certo essere evidente che è proprio un quadro di contadini. Io so che di questo si tratta. (…) Un contadino quando è nei campi con  i suoi indumenti ruvidi e grezzi è più bello di quando va in chiesa alla domenica con una specie di giacca da signore. E a mio avviso sarebbe ugualmente sbagliato dare  a un quadro di contadini una levigatezza convenzionale”. Questo quadro è il punto di arrivo di una lunga serie di bozzetti preparatori dedicati alle figure dei contadini, in cui Van Gogh indirizza i propri sforzi verso una ricerca espressiva sincera, ottenuta attraverso l’uso di colori scuri e terrosi.

 

 

Il grande debito che ha verso i grandi artisti del passato, con particolare attenzione per Jean François Millet, è una costante dei bozzetti e dei quadri di questi anni, in cui il contadino viene eletto a figura perfetta, grazie al suo stretto legame con la terra che deve lavorare: “adesso devo continuare a disegnare senza sosta zappatori, seminatori, aratori, uomini e donne. Analizzare e disegnare tutto quello che appartiene alla vita all’aperto”.

Il 28 febbraio 1886 Vincent si trasferì a Parigi, imparando a conoscere l’uso dei colori e delle linee, grazie soprattutto alla frequentazione del Louvre. Qui inizierà anche a interfacciarsi con gli impressionisti, complici gli agganci del fratello Theo e della sua galleria, dove molti dei quadri di Monet, Degas e gli altri venivano esposti. Questi capolavori saranno sotto gli occhi di Vincent tanto che le tecniche pittoriche che spesso usa e i soggetti delle sue opere inizieranno a cambiare: i contadini lasceranno il posto a nature morte e paesaggi lagunari, spesso eseguiti en plein air.

Qui trovano posto i celebri Girasoli (1887). Questi fiori sono i soggetti di 11 quadri diversi con i quali Van Gogh penserà di arredare la futura casa ad Arles, puntando sul loro significato simbolico legato alla luce e al sole. Ognuno di questi quadri dimostra l’interesse di Vincent per lo studio di composizioni diverse (spesso il numero di girasoli cambia come anche i colori dello sfondo) e il forte valore simbolico che darà al soggetto, fiori che nonostante le avversità naturali hanno la forza di restare in piedi, grazie anche alla forza donata dal sole.

 

 

Parigi diventerà presto troppo caotica per Vincent che decide di spostarsi ad Arles, il 19 febbraio 1888, alla ricerca di maggiore serenità per lavorare. Sarà in questi anni che dipingerà La camera di Van Gogh ad Arles (1888), con cui arriverà ad una nuova maturità artistica in cui non è importante la corretta rappresentazione degli spazi quanto l’aver raggiunto una tecnica in cui i colori sono uniformi e in piena armonia tra loro, lezione imparata anche grazie alle stampe giapponesi che circolavano a Parigi in quegli anni, come Frutteto in fioritura: dopo Hiroshige (1887) e Ponte sotto la pioggia: dopo Hiroshige (1887).

 

 

SECONDO PIANO 

Il suo arrivo ad Arles, in cui “la natura è straordinariamente bella”, corrisponderà anche alla realizzazione di un sogno che Vincent aveva da sempre: creare una comunità di pittori dove tutti possono lavorare insieme e influenzarsi a vicenda. Sogno che si realizzerà con la celebre Casa gialla (1888), un edificio posto vicino alla stazione di Arles e soggetto di uno dei suoi quadri più famosi. Il primo artista ospitato sarà Paul Gauguin, amico di Vincent già a Parigi, ma durerà poco visti i punti di vista opposti dei due pittori. La situazione precipiterà presto e, dopo aver minacciato l’amico ed essersi tagliato l’orecchio, Vincent si ritroverà a entrare e uscire dagli ospedali, fino ad accettare di farsi ricoverare all’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy.

In questo periodo dipingerà anche numerosi quadri col motivo degli alberi in fiore, come Ramo di mandorlo in fiore (1890), lasciato in dono al fratello Theo e alla moglie Johanna per la nascita del loro primogenito Vincent Willem,  in cui riconfermerà la grande lezione lasciata dagli impressionisti: l’uso dei colori chiari come il giallo e l’esecuzione en plein air, accompagnati da pennellate veloci e sovrapposte.

 

 

Una parte dell’esposizione è dedicata anche all’amato fratello Theo, suo unico sostenitore dall’amore incondizionato e dalla determinazione incrollabile. La sua presenza nella vita di Vincent sarà fondamentale sia a livello economico, grazie ai franchi inviati regolarmente, sia a livello umano, spronando il fratello a dare sempre il meglio di sé. Vincent, dal canto suo, cercherà sempre di ripagare il fratello come può, donandogli dei quadri da vendere nella sua galleria, rendendola partecipe costante della sua vita.

TERZO PIANO 

Van Gogh vivrà l’ultimo periodo della sua vita all’interno del manicomio di Saint-Rémy, dove darà sfogo alla sua necessità di dipingere dando momentaneo sollievo alla sua salute mentale. Dipingerà schizzi con cipressi e campi di grano dai colori forti (Campo di grano con cipresso, 1890): “i cipressi mi preoccupano sempre. Vorrei fare qualcosa come per i quadri di girasole perché quello che mi stupisce è che non siano ancora fatti come li vedo io. Il cipresso è bello come legno e come proporzioni, è come un obelisco egiziano. E il verde è di una qualità così particolare. É un macchia “nera” in un paesaggio assolato ma è una delle note più interessanti, la più difficile a essere dipinta che io conosca”.

Un momentaneo peggioramento della sua salute lo porterà a non lavorare più all’esterno della struttura ma ancora una volta il fratello verrà in suo soccorso portandogli delle cartoline con alcuni quadri famosi di Delacroix e Millet, che Van Gogh riprodurrà su tela dandone una propria interpretazione. Così parla della Pietà (dopo Delacroix) (1889) alla sorella Wil: “Il Delacroix è una Pietà, cioè un Cristo morto con la Madre Dolorosa. Giace reclino all’ingresso di una grotta, le mani all’infuori dal lato sinistro, il cadavere sfinito, e la donna posta dietro. È sera dopo un temporale e la figura disperata, con una veste blu sollevata dal vento, si staglia contro un cielo in cui si muovono delle nuvole viola con contorni d’oro. Anch’essa ha le mani protese all’infuori con un grande gesto di disperazione, e si possono vedere bene le sue mani, delle buone forti mani da lavoratrice. Con la sua veste alzata dal vento, la figura assume un’ampiezza pari alla sua altezza. E mentre il volto del morto è in ombra, il volto pallido della donna spicca sul fondo di una nuvola – un contrasto che fa sì che i due volti potrebbero far l’effetto di un fiore chiaro e uno scuro messi vicino volutamente perché l’uno faccia meglio risaltare l’altro.

 

 

Nel 1890 Vincent si trasferirà ad Auvers-sur-Oise, nei pressi di Parigi, per essere curato dal dottor Gachet. Qui riprenderà a lavorare con energia, cercando di ricominciare e dominare i sentimenti che vuole esprimere sulla tela. In questi anni prende forma una delle tele più belle e conturbanti di Vincent: Campo di grano con volo di corvi (1890). La forza delle pennellate e la ferocia con cui dipinge il movimento delle spighe di grano e il volo quasi convulso dei corvi nel cielo in tempesta sembrano un cupo presagio della morte imminente, che avverrà il 29 luglio del 1890.

 

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#VanGoghInPerspective Life was different in the 19th century. Duh?!🙄 We sometimes forget that we see things through 21st-century lenses. How was it really for Vincent to set out on his career? And is it perhaps understandable that his parents were not happy with his decision to become an artist?🎨 Vincent was born into a family of art dealers and ministers. They expected him to enter one of these professions, which Vincent tried in vain. He was tired of all the failed attempts, of being blamed and all the well-meaning advice from members of his family. They suggested he could become a lithographer, bookkeeper or carpenter. His ‘very dear sister Anna’ even suggested he become a baker. Vincent ultimately decided to become an artist, and his parents supported his decision in the end. 🌻Vincent van Gogh, Wheatfield with Crows (1890) #VanGoghMuseum #VanGoghWorks #Art #Museum #Amsterdam

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Per maggiori informazioni visita il sito del Van Gogh Museum.

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