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Ripartenza: quali prospettive per il mondo dell’arte e per le sue istituzioni? | Intervista a Lorenzo Balbi

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Il mondo dell’arte e della cultura riparte: gradualmente, con i giusti tempi e le dovute precauzioni. Ma cosa cambia per le istituzioni museali e per i programmi espositivi?

Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Balbi, Direttore Artistico del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, che ci ha raccontato cosa succederà all’interno del museo nei prossimi mesi offrendo un personale punto di vista sui «nuovi contesti possibili» per la ripartenza nel periodo post-emergenza da COVID-19.

Ruolo del museo, dialogo con il territorio e centralità delle collezioni pubbliche: tra gli argomenti toccati anche quello del progetto Nuovo Forno del Pane (il cui bando di selezione si è chiuso proprio due giorni fa) che si rivolge ad artisti domiciliati nel capoluogo emiliano-romagnolo e coinvolge numerose realtà culturali cittadine nella creazione di un vero e proprio centro di produzione interdisciplinare a più voci.



 

Ripartenza: quali prospettive per il mondo dell’arte e per le sue istituzioni?

Sicuramente quello che si apre davanti a noi è uno scenario di nuovi contesti possibili. Credo che questa emergenza – per quanto riguarda il settore della Cultura e dell’Arte Contemporanea in particolare – non abbia fatto altro che accelerare alcuni percorsi di ripensamento che erano nell’aria e che erano necessari. Io credo che questa crisi e la ripartenza si giocherà sui temi del ruolo del museo, del ruolo dell’istituzione culturale in questo mutato contesto, dando delle risposte che vanno soprattutto nell’ottica del territorio di riferimento, della funzione educativa del museo e dell’uso delle collezioni, soprattutto le collezioni pubbliche.

 

Cosa cambia per il MAMbo?

Per il MAMbo si apre una nuova parentesi. Abbiamo pensato che in questo mutato contesto, e anche mutata sensibilità da parte del pubblico, avesse senso interrompere la programmazione espositiva e puntare a un nuovo approccio metodologico anche sulla collezione – che è l’unico spazio sempre aperto al pubblico – nel quale veramente sperimentare un approccio di museologia più radicale: nuovi focus, tirare fuori opere che da parecchio tempo non si vedono perché sono conservate nei magazzini, proporre nuovi accostamenti e anche chiamare dei professionisti  magari provenienti anche da altri ambiti della cultura a ragionare sulla collezione.


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Lorenzo Balbi, Direttore Artistico del MAMbo -Museo d’Arte Moderna di Bologna | Ph. ©Stefano Laddomada

 

Quali sono i punti chiave del progetto “Nuovo Forno del Pane”?

Il progetto Nuovo Forno del Pane nasce dal recupero di questa anima produttiva che è insita nelle mura del Nuovo Forno del Pane. L’edificio è noto come Ex Forno del Pane proprio perché fu pensato dal primo sindaco socialista di Bologna, Zanardi, nel 1915 e inaugurato nel 1916 per essere un forno del pane, una panetteria pubblica nel quale veniva cotto e venduto a un prezzo calmierato del pane, il simbolo della possibilità della vita e della sopravvivenza in un momento altamente problematico come quello della Prima Guerra Mondiale.

Abbiamo semplicemente recuperato quest’anima produttiva in questo momento di grande crisi – non paragonabile a quello di una guerra però comunque un momento di difficoltà – recuperare quest’anima produttiva e mettersi in gioco, ripartire dando la possibilità alla comunità di riferimento del museo che è quella degli artisti e dei creativi di Bologna di avere almeno lo spazio e le possibilità per poter lavorare. Il nome è venuto di conseguenza: non più Ex Forno del Pane, che è il nome con cui a Bologna si riconosce il nostro edificio ma Nuovo Forno del Pane. C’è venuto ovviamente spontaneo dare questo spazio agli artisti vicini, anche per motivi logistici di spostamenti e di fruizione degli spazi, ma soprattutto giocare questo ruolo di museo come raccordo tra la comunità che verrà creata all’interno del Forno del Pane e le eccellenze professionali della città di Bologna: i professionisti, gli artigiani che possono essere convogliati all’interno di questo luogo per mettere a frutto le proprie capacità e le proprie professionalità nell’ambito artistico.

Penso alla Sala delle Ciminiere come ad una grande fucina creativa quindi, benché anche con i miei colleghi stiamo cercando di capire quale può essere un’immagine di questo luogo, nella mia testa giorno per giorno cresce la convinzione che meno cose ci sono all’inizio e meglio sarà, perché l’idea è proprio quella di dare spazio libero alla creatività. Il fatto di abolire e abbattere tutte le compartimentazioni può essere un criterio vincente all’interno della creazione di una comunità che è chiamata ad agire come comunità e quindi anche con una prossimità fisica, in uno spazio aperto, uno spazio in cui si possa lavorare in gruppo, in cui ci siano gli spazi e le strutture in cui poter lavorare insieme sia nei laboratori che nei singoli studi e aperto al dialogo perché quello che noi vogliamo è proprio un’idea di collettivo, l’idea che uscire da questa crisi sia solo possibile unendo le forze e agendo come un collettivo.

Quindi quello che stiamo lasciando è una Sala delle Ciminiere molto aperta: ci saranno gli studi ma tutte le strutture – per ora sono tavoli, banchi da lavoro, compartimentazioni – verranno realizzate con materiali di recupero di precedenti allestimenti. Un modo bello e interessante per recuperare materiali che sono presenti nei nostri magazzini ma anche un modo per evocare la storia del museo, che in grande parte ha costruito l’ambiente su cui si poggia questo progetto.


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Il logo del progetto Nuovo Forno del Pane, ideato da Aldo Giannotti

 

Tre parole per descrivere il MAMbo oggi:

Una parola simbolo è sicuramente il PANE: noi abbiamo utilizzato questa metafora come nutrimento, come bene essenziale. Si parla tanto dell’essenzialità della cultura e la risposta del museo è proprio fare riferimento al pane. Pensiamo che l’arte e gli artisti siano essenziali e che sia compito del museo ripartire da loro e ripartire da questa forma di essenzialità.

La seconda è PRODUZIONE, perché in tutte le mostre da quando sono Direttore Artistico – ma anche prima nella storia di questo museo – hanno avuto come approccio quello di non limitarsi a esporre le opere di un artista ma invogliarlo a produrre nuove opere che è un passo fondamentale nell’azione del museo: non solo quindi espositivo, ma produttivo, intendere l’azione del museo non solo come un report di una determinata cosa (dell’azione dell’artista, di una determinata tematica) ma anche un modo per poter progredire, per poter dare agli artisti la possibilità di progredire nella propria ricerca.

Quindi il pane da una parte, la produzione e un approccio produttivo dall’altro, e sicuramente il terzo elemento è il PUBBLICO, la collezione pubblica e il pubblico di riferimento. Noi siamo un museo che è fortemente pubblico e questa trasparenza tra gli spazi, il fatto che questi siano spazi di tutti, che questa sia la collezione di tutti, connotano essenzialmente sia la nostra azione sia l’istituzione stessa per cui un’azione pubblica giocando sul doppio significato: pubblico come di tutti e pubblico come veramente è il pubblico che frequenta questo spazio.


Scopri di più sulle iniziative del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e sul progetto Nuovo Forno del Pane visitando i siti ufficiali:

www.mambo-bologna.org

www.nuovofornodelpane.it

www.museibologna.it

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