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Giacomo Guccinelli | Viaggio alla scoperta de “La Teogonia Illustrata”

Non esistono divinità perfette, ogni genesi è imperfetta e caotica. La distorsione è natura, così l’ombra.

 

La citazione in apertura presenta e illustra, in poche e chiare parole, l’ultimo progetto del protagonista di questo nuovo M.T.A; sul suo sito ufficiale nessun orpello o approfondimento, solo alcuni disegni realizzati a tecnica mista. Con questa frase, concisa ed estremamente chiara – soprattutto se letta mentre si ammirano i personaggi frutto della sua fantasia – Giacomo Guccinelli riassume magistralmente il tema e l’identità del suo albo illustrato in corso d’opera, invitando il lettore a scoprirne l’universo in continua evoluzione.

Giacomo è illustratore, esperto di animazione, art director e docente. Una carriera straordinaria, che oggi lo vede impegnato su più fronti nel settore delle arti visive, consolidata a partire da un percorso formativo interessato da una costante sperimentazione di ruoli, di tecniche e di ambienti diversi. Si avvicina al mondo dell’arte dopo la Laurea in Lettere Moderne, avventurandosi nel mondo dell’animazione e della modellazione 3D; quelli della formazione artistica a Pisa sono anni intensi, scanditi dall’attivismo politico e dalla presenza costante all’interno di progetti per il sociale. Dal 2008 inizia a lavorare come freelance nel settore della grafica e della comunicazione, instaurando rapporti di collaborazione con case editrici e aziende attive nei più svariati ambiti e settori.

L’esperienza pluriennale nella gamification e nella creazione di videogame portano Guccinelli ad insegnare presso numerosi enti e a rivestire il ruolo di art director in altrettanti progetti, arricchendo il suo portfolio di esperienze stimolanti e significative. Ad un certo punto però, percepisce il bisogno di esprimere il suo lato più profondo, personale e peculiare in maniera alternativa, del tutto slegata dal lavoro: è proprio da questa esigenza viscerale che nasce il progetto de La Teogonia Illustrata, un albo in continua evoluzione, sfogliabile su Instagram.

Il caos è l’elemento principale della produzione a tema Teogonia e ben si comprende come quest’ultimo – così come il titolo stesso – sia un chiaro richiamo all’opera di Esiodo; seppur ispirato alla mitologica nascita degli dèi classici, l’immaginario di Guccinelli è fatto di corpi aggrovigliati, deformati nelle proporzioni, dalla consistenza pesante. I suoi dèi ci fanno riflettere sulle debolezze del genere umano, sulle paure, sulla bellezza e sulla bruttezza del mondo che ci circonda. Sono miti e leggende contemporanei a metà tra reale e immaginario, tra passato e presente. Pianeti apparentemente distanti, che dialogano tra loro in un continuo scambio di emozioni e di segni, abitati da mostri e da personaggi grotteschi nati dall’unione di ricordi e di dettagli “rubati” ai più svariati mondi della letteratura.

Per comprendere a fondo il significato e la struttura de La Teogonia Illustrata abbiamo intervistato Giacomo Guccinelli: è stato lui, in prima persona, a raccontarci tutti i dettagli di questo meraviglioso work in progress in cui tecniche tradizionali e disegno digitale si fondono, dando vita a risultati inconsueti e totalmente inaspettati.


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©Giacomo Guccinelli – Courtesy of the artist

 

Ciao Giacomo, benvenuto all’interno del salotto di ZìrArtmag! Iniziamo subito con una domanda a caso (ma non troppo): il tuo videogame preferito?

Innanzitutto grazie mille della bella opportunità. Iniziamo con una domanda difficilissima: per me, così come la letteratura, i videogames hanno accompagnato ogni fase della mia vita. Probabilmente ne potrei annoverare uno preferito ogni quattro o cinque anni. Nella top ten sicuramente stanno alcuni laser game, sicuramente Dragon’s Lair Time Warp, la saga di The Legend of Zelda, che mi fa commuovere ogni volta che ne parlo alle lezioni di Storia del Videogame, ma se devo dire il preferito in assoluto probabilmente è Final Fantasy VI, soprattutto per i bellissimi artwork di Yoshitaka Amano.

E se parlassimo di personaggi dei cartoni animati e/o film d’animazione?

Seconda domanda più difficile della storia, dato che di cartoni animati ne ho studiati e visti tantissimi. Sono tanto appassionato che ogni anno le mie ferie spesso coincidono con il Festival del Cinema d’Animazione di Annecy. Ammetto che ho sempre avuto un debole per personaggi femminili forti, indipendenti e in divenire, le acerrime nemiche che diventano alleate. Penso pertanto a Mosley di Conan il ragazzo del futuro di Hayao Miyazaki, alle eroine misteriose di Matsumoto come Maisha di Galaxy Express 999. Forse, facendo un salto di più di trent’anni in avanti, se dovessi scegliere un personaggio, sceglierei Garnet di Steven Universe, lei ad oggi rimane imbattuta.


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©Giacomo Guccinelli – Courtesy of the artist

 

Sappiamo che sei illustratore, esperto di animazione, art director e docente: qual è stato il tuo percorso formativo? Ci racconteresti meglio di cosa ti occupi?

In principio fu il pianoforte, poi il liceo scientifico, che integrai con le ripetizioni di greco perché invidiavo le mie amiche che frequentavano il classico. Dopo il liceo mi iscrissi alla Facoltà di Lettere a Pisa e cominciai a studiare amatorialmente musica barocca. All’inizio volevo diventare uno studioso di filologia romanza o uno studioso di metrica: ero innamorato della metrica neoclassica, illustrata in un introvabile libretto scritto da Pascoli, intitolato appunto Strumenti di metrica neoclassica.

Alla fine mi laureai con una tesi sui castrati nel XVIII secolo, poi morì tragicamente il docente a cui ero legatissimo e con cui avrei voluto continuare i miei studi, così decisi di studiare animazione di cartoni animati. Non ero per niente un bravo studente, non avevo mai disegnato prima e più del disegno – correva l’anno 2005 – mi interessava la politica: mi dedicavo h24 alle assemblee del sindacato studentesco di cui facevo parte a Pisa (c’è ancora, si chiama Sinistra Per) e facevo il volontario e il formatore per varie associazioni femministe e LGBTIQ. Una di queste c’è ancora, a Pisa, e si chiama Pink Riot; ancora adesso sono formatore per Amnesty International.

Furono, quelli tra il 2006 e il 2010, anni di attivismo, di studio – tanto studio – e di lavoro. Studiavo a Firenze all’Accademia che ora si chiama TheSIGN, Animazione, Modellazione 3D, Videogames e tutto quello che potevo imparare lato disegno e visual development; lavoravo già come illustratore e grafico autodidatta per diverse case editrici, per cui disegnavo copertine e illustrazioni per libri di cucina. Poi, messo su un portfolio di lavori, cominciai a portarlo ad ogni studio di sviluppo videogame e da lì cominciarono le prime collaborazioni come concept artist e i successivi dieci anni di lavoro in questo ambito. Dopo qualche anno di lavoro cominciai ad insegnare a Firenze nella stessa accademia in cui oggi lavoro anche come coordinatore didattico. Nel frattempo ho lavorato come art director in ambito game unendo amore per il videogioco a quello per i diritti umani: da qui nascono Kibu, Pride Run e Hatesick, gioco narrativo sull’hate speech sviluppato con Amnesty International.


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©Giacomo Guccinelli – Courtesy of the artist

 

Il tuo ultimo progetto si chiama La Teogonia Illustrata ed è un albo illustrato in continua evoluzione, che le persone possono “sfogliare” su Instagram. Il suo fil rouge è forse ben intuibile dal titolo stesso, ma come hai avuto quest’idea? Raccontaci di più.

Mi collego a quanto risposto prima, lavorare in ambito videogame è bellissimo, gratificante e ammetto anche remunerativo; quando si lavora nella concept art si ha a che fare con un lavoro sempre creativo e stimolante, ma – e qui c’è un grosso ma – avevo bisogno di esprimere la mia voce, dare una forma alla mia identità artistico-creativa senza vincoli, per cui ho cominciato circa un anno fa a disegnare in modo totalmente slegato dal lavoro. Un disegno anti-accademico, distorto, grottesco e un po’ allucinato, che tematicamente tratti di mostri – anche antichi – ma che parli di noi, della nostra contemporaneità e attualità. Non di mostri cattivi, più che altro dell’ombra che ognuno ha in sé, del caos e del disordine che piano piano impariamo ad abbracciare. Il tema Teogonia arrivò in seguito da Laura, amica, filosofa, illustratrice e manager, con cui lavoro e disegno ogni giorno da circa tre anni. Esiodo era il contenitore giusto per raccontare dei mostri come di miti fondativi. Ma come comunicare Teogonia? Avevo bisogno di feedback e un giorno, prima della scorsa edizione della Children’s Book Fair, aprii un profilo Instagram in cui cominciai a inserire disegni legati a narrazioni brevi. Stampai qualche cartolina con l’indirizzo della pagina spargendola qua e là e dal pomeriggio cominciai ad avere qualche contatto interessato che chiedeva di cosa si trattasse.


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©Giacomo Guccinelli, lavoro su commissione per Eros Paoli – Courtesy of the artist

 

Oggi @lateogoniaillustrata conta più di 13mila followers. Ti aspettavi un successo del genere?

Non credo si tratti di successo, quello necessita di pubblicazioni, di pratica. Per me questo è un ambito completamente nuovo, è più che altro un divertimento: avere tante persone che seguono un progetto è bello quando dimostrano interesse e per fortuna in questo caso l’interesse è evidente. Ho conosciuto un sacco di artisti e artiste interessanti, belle persone e anche un bel po’ di troll a cui ho finito per affezionarmi, che cercano l’errore nella citazione e che per questo mi spingono ad approfondire. C’è chi si limita al disegno e c’è chi legge attentamente le storie, chi le continua, chi mi dà nuovi spunti: insomma una comunità estremamente stimolante. E questo sento che mi fa un gran bene: chi è abituato a lavorare nell’industria dell’intrattenimento, soprattutto in produzione, spesso lavora più da artigiano che da artista, più a catena di montaggio, per cui impara a far sentire meno la propria voce; un progetto di questo tipo è un po’ una sorta di coming out artistico, con tutti i benefici che ogni coming out porta con sé.

Scrivevo qualche tempo fa in un post che attraverso questo progetto ho iniziato a riconoscere il mio suono peculiare. Si tratta proprio di questo: un’urgenza comunicativa, una necessità di essere presente a me stesso con, a mio modo, una specie di dichiarazione di poetica. Non siamo solo luce, siamo anche ombra, siamo ordine e disordine; luce e ordine non sono necessariamente buoni e belli, siamo spesso anche quello che non ci piace e imparare ad abbraccialo è faticoso ma è un modo per riconoscerci e presentarci in modo più completo e complesso.


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©Giacomo Guccinelli – Courtesy of the artist

 

Per le tue illustrazioni utilizzi tantissime tecniche, spesso spaziando da quelle più tradizionali fino ad includere il digitale. Ce n’è una – o più di una – che prediligi all’interno della tua produzione?

La logica visiva di Teogonia è mimetica rispetto alla sua poetica più profonda. Ogni illustrazione e personaggio nasce da una necessità narrativa: un evento privato, un ricordo, una news di attualità che innesca una catena di pensieri. Da qui disegno e storia si completano a vicenda, una deve servire all’altra in un fluire senza interruzioni. Pertanto le tecniche utilizzate sono sempre subordinate alla libertà espressiva: ogni espediente tecnico è benaccetto se questo accompagna e non interrompe il fluire creativo, per cui ben venga il disegno con la sinistra (mano che non uso per disegnare), il disegno a occhi chiusi, col foglio ribaltato o con la matita impugnata nella zona più lontana dalla punta per perdere il controllo del segno. La grafite sparsa in modo casuale sul foglio o qualsiasi altro strumento per permettere una comunicazione più veloce tra mano e cervello. Questo per dire che non ho una tecnica privilegiata. Spesso però digitalizzo i disegni e li continuo in digitale: uso molto Procreate Pocket che mi permette di disegnare utilizzando le dita su monitor tendenzialmente piccoli, così da non perdere mai il focus generale (un po’ come un navigatore di Photoshop). L’unica costante è pertanto una parte più caotica iniziale, di esplorazione dell’ombra, e una parte più razionale di sintesi, in cui le cose liquide via via si asciugano e diventano più geometriche e controllate. Da amante dell’acqua e della profondità questa poetica del caos controllato è un po’ come un’immersione continua in cui ciclicamente si scende verso il buio e si risale verso la luce.   


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©Giacomo Guccinelli – Courtesy of the artist

 

Passiamo alle storie che accompagnano le tue illustrazioni su @lateogoniaillustrata: sono scritte da te? Le divinità protagoniste sono frutto della tua immaginazione o attingi a miti e leggende esistenti?

Le storie di Teogonia sono scritte da me: vesto spesso le ispirazioni di cui parlavo poco fa di storie e personaggi che ho amato e che amo tuttora, spesso tratti da differenti tradizioni letterarie e diversi pantheon. L’approccio alla narrazione è per me pluristilistico, contaminante e sincretico: attingo da personaggi letterari, dal mito, dalle fiabe e dai racconti della tradizione, unisco diversi repertori e li modifico nel contatto col presente. Per cui una narrazione che critica l’attuale patriarcato può unire il mito di Crono, i personaggi dell’incoronazione di Poppea di Monteverdi passando per Rosie, lo squalo bianco trovato qualche anno fa abbandonato in una vasca di formaldeide. Non metto freni alle connessioni tra mondi distanti tra loro, tra l’alto e il basso, il volgare e l’aulico, l’antico e l’attualità.

Progetti futuri?

Sicuramente Teogonia, che ad oggi è un vasto e caotico work in progress online, avrà bisogno di una sua versione su carta. Il progetto è già iniziato e mi sta già impegnando molto: non ho ancora tantissimo da condividere e al momento non sto escludendo, oltre alla carta, potenziali sviluppi interattivi di parte delle storie.


Per ulteriori informazioni visita il sito dell’artista, attivo anche su Instagram come @lateogoniaillustrata.

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