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FOTO/INDUSTRIA 2019 | Il racconto del lavoro e dell’industria nelle fotografie di André Kertész, Lisetta Carmi e Luigi Ghirri

ZìrArtmag presenta Speciale Foto/Industria 2019: in occasione della IV edizione dell’unica biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’Industria e del Lavoro ogni sabato – a partire dal 2 e fino al 23 novembre – verrà pubblicato un focus dedicato ad alcuni degli artisti in mostra a Bologna. Quest’anno Foto/Industria ha presentato un programma di 11 mostre e 11 luoghi: oggi vi raccontiamo quelle di André Kertesz, Lisetta Carmi e Luigi Ghirri.

Abbiamo scelto di riunire in un unico articolo questi tre artisti perché, anche se in modo diverso, le loro fotografie raccontano la produzione, l’interno delle fabbriche e di altri luoghi dell’industria e del lavoro attraverso le tecniche fotografiche più tradizionali.


ANDRÉ KERTÉSZ | TIRES / VISCOSE

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ANDRÉ KERTÉSZ – Fondazione Carisbo – Casa Saraceni – American Viscose Corporation, Marcus Hook, Pennsylvania, 1944
Donation André Kertész, Ministère de la Culture (France), Médiathèque de l’architecture et du patrimoine, diffusion RMN-GP (dettaglio)

 

Il primo vero approccio di André Kertész con la fotografia fu durante la Grande guerra: portò con sé al fronte la ICA-Bébé acquistata nel 1912 e la utilizzò per documentare il conflitto in maniera del tutto rivoluzionaria, concentrandosi sulla vita dei soldati e sui momenti di tregua, tralasciando quasi completamente gli aspetti legati alle azioni belliche. Kertész, nato a Budapest nel 1898 e morto a New York nel 1985, capisce in quella circostanza di voler diventare fotografo; per dieci lunghi anni, a partire dal 1925, si trasferisce a Parigi e si cimenta nella fotografia urbana in un periodo di intensa creatività.

La mostra TIRES/VISCOSE, allestita nei locali di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna – Casa Saraceni, è dedicata ai reportage realizzati in America subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, volti a documentare le fabbriche e lo sforzo bellico degli Stati Uniti. A partire dal 1936 il fotografo ungherese si trasferisce a New York, città in cui collabora a più riprese con riviste come Vogue e Harper’s Bazaar. Kertész passò gran parte della sua vita negli Stati Uniti: all’alba del secondo conflitto mondiale le sue origini ebraiche non gli permisero di fare ritorno in Europa, situazione che causò un brusco arresto nella sua carriera, la quale si riprese una volta ottenuta la nazionalità americana nel 1943.

Tra i primi incarichi di questo periodo figura il reportage condotto presso gli stabilimenti di pneumatici Firestone e, sempre nel 1944, quello realizzato su richiesta di Charles W. Rice nelle fabbriche e negli uffici dell’American Viscose Corporation (Marcus Hook, Pennsylvania). Kertész immortala le macchine e i lavoratori prestando particolare attenzione ai diversi momenti della produzione, ai materiali, ai processi. In perfetto equilibrio tra luci e ombre le sue fotografie ci catapultano all’interno del quotidiano svolgersi delle mansioni, tra donne che filano alla macchina e operai impegnati nella manutenzione senza mai abbandonare la compostezza e l’eleganza delle quali sono permeate le soluzioni compositive delle sue immagini.

 


LISETTA CARMI | PORTO DI GENOVA

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LISETTA CARMI – Santa Maria della Vita | Porto di Genova, 1964 © Lisetta Carmi. Courtesy of Martini & Ronchetti, Genova (dettaglio)

 

Lisetta Carmi si avvicina al mondo della fotografia all’inizio degli anni ‘60, dopo aver abbandonato la carriera da pianista. I suoi scatti sono specchio della verità e testimoni della bellezza della vita: sono racconti, narrazione per immagine, ricordo indelebile dei passanti e delle meraviglie incontrate durante i suoi reportage in giro per il mondo. La fotografa genovese, nata nel 1924, immortalò con occhio curioso i luoghi e i volti della sua città natale e i particolari dei viaggi in Israele, America Latina, India, Afghanistan, Pakistan e Nepal. Nel corso degli anni ritrasse personalità di spicco nel mondo della cultura tra cui Leonardo Sciascia, Lucio Fontana, Carmelo Bene, Luigi Nono, Luigi Dallapiccola, Claudio Abbado ed Ezra Pound.

Non molto tempo dopo aver iniziato il suo percorso nel mondo della fotografia Lisetta Carmi realizzò uno dei suoi più importanti reportage, quello sul Porto di Genova, in mostra fino al 24 novembre all’Oratorio di Santa Maria della Vita di Bologna in occasione di Foto/Industria 2019.

Il servizio fotografico, realizzato nel 1964 e divenuto ben presto mostra itinerante, indaga il rapporto tra il porto di Genova e la città: un dualismo che esprime il profondo – e al contempo contradditorio – legame tra le due realtà con l’intento di mostrare ciò che all’occhio spesso poteva (o voleva) sfuggire. La Carmi documenta le condizioni dei lavoratori e l’intensa attività alla quale erano soggetti, le imbarcazioni, gli scorci d’acqua, la città industriale rigidamente suddivisa in classi sociali.

La mostra, a cura di Giovanni Battista Martini, si divide in due parti: una prima sala in cui si possono ammirare le fotografie del porto, ed un secondo ambiente in cui è possibile rivivere la vita in fabbrica grazie a immagine e suono, avvolti dal meraviglioso contesto affrescato dell’Oratorio. La seconda sezione è, infatti, dedicata agli scatti realizzati all’interno dell’acciaieria Italsider, la stessa in cui Luigi Nono registrò i rumori della produzione da inserire nell’opera La fabbrica Illuminata.

«In porto come in fabbrica, la fotografia di Lisetta Carmi costituisce una forma di adesione alle problematiche sociali dell’occupazione e delle classi operaie. Attraverso l’obiettivo, senza retorica, senza pregiudizi, Carmi trova la dimensione morale che trasforma la condizione umana in verità e, di conseguenza, in bellezza[1]».

[1] Dal testo critico di Giovanni Battista Martini

 


LUIGI GHIRRI | PROSPETTIVE INDUSTRIALI

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LUIGI GHIRRI – Palazzo Bentivoglio | Ferrari, Maranello,1985-88 © Eredi di Luigi Ghirri (dettaglio)

 

La mostra PROSPETTIVE INDUSTRIALI si snoda nelle sale dei Sotterranei di Palazzo Bentivoglio, ambienti che ben si prestano alla narrazione delle storie di Luigi Ghirri fotografo “metafisico”, sempre attento ai toni e dalle composizioni ordinate. Filo conduttore del percorso espositivo sono le collaborazioni che Ghirri curò nel corso degli anni con grandi aziende come Ferrari, Costa Crociere, Bulgari e Marazzi in un susseguirsi di sperimentazione, documentazione e reale visione delle cose. Come si legge nel testo critico «le fotografie professionali di Ghirri non sono mai un trionfo di tecnica, né pura celebrazione del prodotto, ma hanno sempre un riconoscibile tono sobrio e pacato. Mancano i luccichii di un universo costruito appositamente per il momento della ripresa, mentre domina una chiara impressione di normalità».

Passeggiando per le sale dei Sotterranei i colori degli scatti del fotografo originario di Scandiano si mescolano alle tonalità dei mattoni stretti e lunghi delle pareti, all’acciaio delle serrande e al bianco sporco dell’intonaco. In ognuna delle collaborazioni commerciali Luigi Ghirri non manca di inserire una nota della sua poetica e di differenziare la produzione a seconda dell’azienda: per Ferrari si concentra sul processo di trasformazione e immortala tutti i reparti di produzione, il prodotto in evoluzione, i materiali, lo stesso prodotto in contesti differenti e caratterizzato da contrasti di colore diffusi.

Per Marazzi – azienda di Sassuolo produttrice di ceramiche – il fotografo realizza diversi lavori a partire dagli anni Settanta. Lo stesso Ghirri affermava a proposito: «La ceramica ha una storia che si perde nella notte dei tempi. È sempre stata un ‘oggetto’ su cui si vengono a posare altri oggetti: i mobili, i gesti, le immagini, le ombre delle persone che abitano quegli spazi. Realizzando queste immagini, ho ripensato a tutto questo e ho cercato di ricostruire… uno spazio che… fosse l’idea dello spazio mentale di un momento… Questo lavoro, al di là di altri significati, è la ricostruzione di alcune stanze della mia memoria». Una serie di scatti testimonia anche la collaborazione con Bulgari, per la quale si concentra sul tema del progetto: la mostra, visitabile fino al 24 novembre, si configura come un’occasione per scoprire o approfondire la conoscenza della produzione di questo straordinario fotografo.

 


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