Piero Manai

Piero Manai | Solo Show alle gallerie P420 e CAR DRDE

Manai, dopo Giorgio Morandi, stava continuando il discorso della grande pittura bolognese | Umberto Eco, 1991

 

Piero Manai nasce a Bologna nel 1951. Comincia la sua attività alla fine degli anni Sessanta, giovanissimo, attraversando un primo periodo di figurazione iperrelista e pop, in cui dipinge gli oggetti del mestiere: barattoli di colore, matite e carboncini. Durante la sua intera carriera si mostra sempre attento alla ricerca di nuove tecniche e sperimentazioni. Le gallerie P420 e CARDRE hanno voluto rendere omaggio a questo artista con Piero Manai, una retrospettiva che comprende una selezione di opere realizzate da Manai negli anni Ottanta: la mostra, organizzata in collaborazione con gli eredi dell’artista, è dislocata negli spazi di P420 (Via Azzo Gardino, 9) e CAR DRDE (Via Azzo Gardino, 14/a).

Piero Manai inizia a farsi conoscere già nei primissimi anni Settanta negli ambienti bolognesi grazie alla sua particolare pittura che, come si evince dalle parole di Flavio Caroli (rinomato critico d’arte che lo inserirà nel suo libro Trentasette, il mistero del genio adolescente – Raffaello, Parmigianino, Valentin de Boulogne, Cantarini, Watteu, Van Gogh, Tolouse-Lautrec, Tancredi, Gnoli, Manai, Majakovskij: le ultime ore di vita dei “divini fanciulli” che hanno incontrato la morte a trentasette anni) e Pietro Bonfiglioli “fonde iperrealismo e astrazione concettuale”, “dipingendo sempre in qualche modo l’idea stessa di dipingere”. Nei primi anni Settanta, poco più che ventenne, si ammala di tumore (male causato, a quanto pare, proprio dalle vernici che egli stesso utilizzava per dipingere) e impiegherà diversi anni per guarire. Questa drammatica esperienza determina, nei primi anni Ottanta, un cambiamento nel suo modo di dipingere, che diventa convulso e disperato. L’artista comincia a sentire l’impulso irrefrenabile di dipingere figure e teste che, quasi sempre spogliate dei loro tratti fisiognomici, sembrano possedere una fisicità chiusa in loro. Le figure sono cieche e sorde (come sottolineano alcuni loro titoli, Figura sorda o Pittore cieco), assorte e isolate dentro il proprio peso e perse in uno spazio bianco privo di coordinate. Senza espressione né psicologia, esse sono quasi in disfacimento e non sono né rappresentazioni né ritratti; sono più precisamente degli autoritratti, non visti da fuori, ma da dentro. Scrive lo stesso Manai: “È un lavoro interno, una costruzione anatomica e psichica, è dipingere una figura, scorticarla tre volte, metterla a dura prova per raggiungere una soglia”. Le teste dell’artista sono spesso gravate da pesi, pietre e figure; “sono uomini con i pesi in testa”, li definiva lo stesso Manai. Le sue raffigurazioni degenerano facilmente in volumi, la cui forma ricorda quella di un masso, di un monolite.


Piero Manai
ph: © Sara Cosimini

 

Piero Manai muore nel 1988, alla giovane età di trentasette anni, a causa del ritorno e del peggioramento della malattia. Pietro Bonfiglioli, che lo aveva incontrato poco prima, dichiara che “era come se avesse un peso invisibile in testa”. Alla P420 è in mostra una selezione tra le più significative Figure, Teste e Monoliti dipinti su tela, carta intelata e acetato, tecnica quest’ultima, particolarmente apprezzata da Manai. Alla CARDRE è invece in mostra una selezione tra le più significative Nature morte, opere fondamentali nel percorso dell’artista, che possiedono già in loro stesse quell’inquietudine, quel senso di precarietà e quell’anatomia che rappresentano la cifra stilistica del lavoro di Manai. Il linguaggio pittorico dell’artista bolognese sembra non essere riconducibile a nessuna delle varie pratiche artistiche in voga all’epoca; dall’Espressionismo austro-tedesco degli anni Ottanta alla Transavanguardia italiana, solo per citarne alcune. Lo stile di Manai, nella sua diversità, sembra riunirle tutte, a tal punto che è difficile e forse anche inutile cercare un modo di classificarlo. Piero Manai ha esposto in molte gallerie e musei in Italia e all’estero, tra cui la galleria PS1 di New York, nel 1982. Ha inoltre partecipato alle mostre Nuova Immagine presso la Triennale di Milano (1980), Linee della ricerca artistica italiana 1960-80 al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1981), Italian Art 1960-80 alla Hayward Gallery di Londra (1982), alla Bisannuel des Jeunes di Parigi (1982) ed ha esposto al Kunstverein di Hannover (1985) e di Francoforte (1986). La GAM di Bologna gli ha dedicato un’ampia retrospettiva nel 2004, a cura di Peter Weiermar.[1]

[1] Le informazioni sono state reperite sul sito della Galleria P420 e Galleria de CAR DRDE

Informazioni utili:

Dove: Galleria P420 (Via Azzo Gardino, 9) e Galleria CAR DRDE (Via Azzo Gardino, 14/a)

Quando: dal 27 settembre al 09 novembre 2019

Orari: P420 | da martedì a sabato 10.30-13.30 e 15-19.30 / CAR DRDE | da martedì a sabato 13.30-19.30

Ingresso gratuito


Scopri di più visitando il sito di Galleria P420 e CAR DRDE

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