Cortocircuiti formali | Intervista a Giuseppe Ragazzini

Non è semplice assegnare una categoria specifica a Giuseppe Ragazzini: l’artista, classe 1978, è pittore, scultore, scenografo e abile sperimentatore di tecniche, materiali e supporti innovativi. Lavora sulle immagini, scomponendone gli elementi e realizzando nuovi universi, fissi e in movimento. Ragazzini è un continuo brulicare di idee, un’instancabile creatore di nuovi, fantastici, mondi. Figlio di Enzo Ragazzini – anch’egli artista a tutto tondo – compone collages  a tecnica mista in cui la linea e il colore dati dalle sue mani si fondono ai frammenti di altre realtà, ottenendo composizioni sognanti e poetiche al contempo.

Giuseppe Ragazzini vanta una carriera poliedrica, che spazia dalle collaborazioni in veste di illustratore per rinomate riviste come La Repubblica e Le Monde, fino ad arrivare alle scenografie digitali che hanno fatto il giro dei teatri europei e di numerosi eventi internazionali. Grazie alle tecniche digitali di animazione pittorica che fin dal 2002 fanno parte del suo processo artistico, realizza flussi di immagini in continua trasformazione, spesso attingendo dettagli e frammenti dall’arte del passato, creando – come afferma lui stesso – «un cortocircuito formale fra classico e moderno». Vincitore di numerosi premi per Mixerpiece – app creativa dedicata ai bambini (e non solo) – ha ricevuto proprio in questi giorni un’ulteriore menzione d’onore ai Webby Awards 2019, nella sezione Family and Kids.

 

GIUSEPPE RAGAZZINI FOR LE MONDE – Courtesy of the artist

 

Il modus operandi di Giuseppe Ragazzini è variegato e ricco di elementi, sempre diversi, a seconda dell’opera e dell’ambito d’azione: in questa conversazione ci racconta, con grande entusiasmo, quelle che sono le modalità del suo operato e i risultati raggiunti finora.

Nelle tue opere la realtà sembra subire un processo di de-costruzione e riassemblaggio: tutto si scompone per dar vita a nuovi mondi, volti e suggestioni. Da questo punto di vista quanto ha influito l’esperienza artistica di un padre come Enzo Ragazzini, indagatore della percezione visiva e dei fenomeni ottici? 

Mio padre è un instancabile sperimentatore. Ancora oggi, alla tenera età di 85 anni, continua ad inventarsi nuove tecniche e nuovi linguaggi e ad approfondire le sue ricerche passate. Con lui ho condiviso momenti indimenticabili nel suo studio romano (e poi toscano da quando si è trasferito), giocando con i suoi ingranditori in camera oscura, assemblando grotteschi collages con le sue riviste fotografiche o costruendo strane macchine e feticci di legno con i suoi mille attrezzi da falegname. Inutile dire come anche il suo gusto e il suo amore per la forma e per la pittura (oltre che per la fotografia) abbiano permeato la mia infanzia, ma sempre in un modo giocoso: il segreto per entrambi è ancora quello di provare a divertirci mentre lavoriamo.

Nei tuoi collage compaiono spesso frammenti estrapolati da opere d’arte: quali sono le tue fonti di ispirazione e che legame hai con i maestri del passato?

Un elemento ricorrente nei miei lavori realizzati con il collage o con tecnica mista è la presenza di inserti estrapolati da grandi maestri del rinascimento. Amo molto questo cortocircuito formale fra classico e moderno, dunque mi trovo spesso a “saccheggiare” alcuni quadri del rinascimento che amo o che scopro nelle mie ricerche virtuali. Per alcuni giornali con cui ho collaborato, come Repubblica o Le Monde (per cui ancora collaboro) ho realizzato svariati ritratti di personaggi attuali, ma composti esclusivamente da pezzi di famosi ritratti rinascimentali. Ma anche nelle mie animazioni non è raro trovare personaggi grotteschi con gli occhi di Duccio di Boninsegna e il naso di Botticelli. Altri grandi maestri fonti di ispirazione sono per me, primi fra tutti, il grandissimo Bosch, e fra i moderni Picasso e Bacon, seguiti da Basquiat, Hockney e Dubuffet.

 

JKF made by renaissance masterpieces – Courtesy of the artist

 

Tra tutti i medium che sei solito utilizzare ce n’è qualcuno che prediligi o al quale sei particolarmente legato?

Per lungo tempo ho utilizzato la pittura ad olio, che amo moltissimo soprattutto per i risultati materici che si riescono a raggiungere; il grande inconveniente è che l’olio impiega molto tempo a seccare e per il mio tipo di creatività l’attesa non è molto congeniale. Il mio processo creativo è perlopiù una continua metamorfosi in cui nuovi segni e nuovi elementi si aggiungono o si creano sulla base dei precedenti, creando nuove forme inaspettate e anche casuali, che mi aiutano a scongiurare il più possibile il “pericolo” dell’illustrazione. Passare attraverso una serie (virtualmente infinita) di metamorfosi mi aiuta a raggiungere risultati imprevisti e dunque, nella mia idea, più autentici e “necessari”. Negli ultimi dieci anni la mia tecnica è perlopiù mista e, oltre al digitale, fa largo uso di collage, acquarello, gouaches, pastelli ecc. L’importante è che tutto si  asciughi velocemente e che io possa intervenire di nuovo rapidamente!

Come consideri il rapporto tra analogico e digitale? Che peso assume nella tua produzione?

Il mio rapporto con il digitale è fortissimo, pur partendo sempre da una base analogica. Io sono molto legato alla tradizione e al “classico”, e forse anche per questo devo riconoscere che nascere nell’epoca del digitale è stata per me una grande fortuna: ho potuto sperimentare con tecnologie che fino a pochi anni fa non esistevano o avevano costi esorbitanti, ma con l’occhio e l’amore per la forma di un artista legato alla  grande tradizione pittorica. Basti pensare all’animazione pittorica o collage o alle videoproiezioni che spesso utilizzo per lavori teatrali. Credo che il fatto di vivere in questo tempo faccia della mia arte e della mia ricerca nel digitale e nell’interattivo una sorta di piccolo anello di congiunzione fra tradizione e modernità.

La continua sperimentazione genera risultati innovativi: ci spiegheresti come funziona la tua tecnica di animazione pittorica? 

La sperimentazione è quasi un metodo di lavoro per me, anche perché altrimenti rischio di annoiarmi: quando comincio a lavorare e a sperimentare, le cose misteriosamente “accadono”. E in questi accadimenti c’entra moltissimo anche il caso e l’errore: il tentativo di integrare, correggere e riassorbire uno sbaglio dandogli invece carattere di necessità. Credo che la mia creatività, nella forma più libera, passi molto attraverso il caso e il tentativo paradossale di controllarlo. Per quanto riguarda le mie tecniche di animazione utilizzo sia l’animazione pittorica fotogramma per fotogramma, che l’animazione interpolata; ultimamente ho cominciato anche ad integrare pezzi di realtà nelle mie animazioni pittoriche. La metamorfosi invece è un’altra tecnica pittorica che utilizzo spesso e che è in qualche modo anch’essa “animazione”. Si tratta di immortalare il processo pittorico nel suo sviluppo, utilizzando una telecamera o semplicemente registrando lo schermo del computer o dell’iPad: quello che alcuni definiscono “Speed Painting”. In realtà non è nient’altro che il mio modo di dipingere immortalato in video, attraverso i passaggi e le trasformazioni formali che caratterizzano la nascita di un’opera: ho utilizzato questa tecnica per raccontare storie o per realizzare delle scenografie dal vivo (in questo caso ovviamente sulla base di uno storyboard) che interagivano con parole, attori o musica.

 



 

Come nasce l’idea di un’app creativa come Mixerpiece? Quali sono le sue potenzialità?

Mixerpiece è la mia nuova app creativa e didattica per bambini ma anche per adulti creativi ed amanti dell’arte. Infatti Mixerpiece non è solo un app per bambini, ma nella sua semplicità è un potentissimo strumento creativo addirittura per artisti e illustratori. Si tratta di una sorta di lavagna magnetica digitale con una serie di elementi, raccolti in categorie, che si possono combinare per creare nuovi collages con possibilità creative infinite e molto sorprendenti.

La particolarità è che tutti questi elementi sono estrapolati da famosi capolavori dell’arte di tutti i secoli (comunque artisti nel pubblico dominio, dal ‘200 al ‘900).

Se si fa long tap su un elemento si apre una scheda che mostra l’opera da cui è stato estrapolato il pezzo e alcuni approfondimenti. Inoltre – e questa è la funzione “creativamente” più entusiasmante – se dopo aver fatto il tuo collage si scuote l’iPad, i pezzi dell’opera cambiano random creando nuovi collage e combinazioni di pezzi sullo schema della prima illustrazione creata. Mixerpiece ha vinto molti importanti riconoscimenti fra cui: Best New App 2018, Platinum Award, Parent’s Choice Award, Children Technology Review Editor’s Choice ed ha appena ottenuto una Menzione d’Onore al BolognaRagazzi Digital Award 2019.

Il progetto di The Collage Empire è collegato in qualche modo a questa tua creazione o è un’idea scaturita precedentemente?

Hai avuto una giusta intuizione perché il mio canale “curatoriale” @TheCollageEmpire è proprio nato sulla scia di Mixerpiece: la mia intenzione era raccogliere una serie di  creativi appassionati al collage e alle tecniche miste in generale in una piccola comunità virtuale, sfruttando anche la piattaforma Instagram per divulgare l’applicazione. La particolarità inaspettata è che questo canale nel giro di pochi mesi ha raggiunto il numero incredibile di 130.000 followers (più di tre volte i followers del mio canale personale!) e cresce al ritmo di 3/4000 followers a settimana. E’ un profilo che mi sta dando molte soddisfazioni!

Progetti in cantiere o per il futuro?

Ho appena finito di realizzare le video scene dello spettacolo Animalesse con la grande Lucia Poli, in tournée in questi giorni in vari teatri italiani.

Sto lavorando anche a un progetto di opera teatrale, per cui probabilmente curerò le videoscenografie e realizzerò alcune macchine sceniche, su cui ancora non posso dire molto, ma che dovrebbe vedere la luce nel 2020.

Parallelamente continuo a lavorare come illustratore per diversi giornali e a prestare le mie animazioni anche per la promozione di vari brand. Sto anche  progettando un edizione PRO di Mixerpiece, con più funzioni e la possibilità di importare i propri pezzi per allargare ulteriormente le possibilità creative (già pressoché infinite!) dell’app.

 

Per ulteriori informazioni visita il sito dell’artista, attivo anche su Instagram come @giusepperagazzini.

Clicca qui per scoprire tutte le funzioni di Mixerpiece!

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